La ripresa dell’industria bellica

Caccia

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La Costituzione giapponese stabilisce l’impossibilità che il paese faccia guerre e possieda un esercito. Ma nonostante questo l’industria bellica del Giappone sembra essersi rimessa in moto. Negli ultimi 62 anni nessun giappone ha ucciso oppure è stato ucciso in azioni di guerra. Ma attualmente ci sono industrie che producono sofisticate armi tecnologiche, che poi vengono vendute senza problemi. Il 26 luglio 1945 il presidente degli Stati Uniti Harry Truman, il primo ministro inglese Winston Churchill e il presidente della Repubblica di Cina Chiang Kai–shek si incontrarono a Potsdam, vicino Berlino, per stabilire i termini della resa del Giappone. La costituzione giapponese, con i riferimenti all’impossibilità di proseguire un qualsiasi tipo di politica bellica, fu proclamata il 3 maggio 1947. E nell’articolo 9 si denota il carattere pacifico della costituzione: “Aspirando sinceramente a una pace internazionale basata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo per risolvere controversie internazionali. Per realizzare lo scopo del precedente paragrafo non saranno mantenute forze (militari) terrestri, marittime e aeree né altro potenziale bellico. Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto”. C’è da dire comunque che attualmente il Giappone è “al quinto posto nel mercato militare con vendite di armi valutate a quasi 5 miliardi di dollari”. Armi che vengono prodotte da Mitsubishi, NEC e Kawsaki Heavy Industries. Particolarità che sembrerebbe contrastare con il carattere pacifista della costituzione. Ma se da un lato gli Stati Uniti avevano presentato al Giappone “una Costituzione che escludeva il possesso di un esercito”, con il sorgere della guerra fredda, furono gli stessi Stati Uniti ad esortare il Giappone a “istituire il suo Corpo di difesa nazionale. E dal 1953 il Giappone ha iniziato a costruire e vendere armi. Ad esclusione delle armi nucleari, come stabilisce la legislazione del 1967: “non produrre, non possedere e non introdurre bombe nucleari”. Anche se successivamente si è scoperto che durante gli anni ’60 Sato aveva accettato che, in caso di bisogno, navi americane con testate nucleari transitassero nei porti giapponesi.

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