Il successo di Yuyika Arashiro al Tour de France

In questi giorni, nel Tour de France, uno dei nomi degni di nota è quello di Yuyika Arashiro. Il ciclista è stato infatti protagonista della seconda tappa. Non è arrivato sul “podio”, dal momento che si è classificato quinto, ma questo risultato è bastato per farlo considerare la rivelazione della seconda tappa. Arashiro ha così raccontato la sua esperienza: “E’ da sette anni che vivo in Europa. Sono venuto qui su consiglio di un amico: ’Se vuoi diventare un corridore vero, devi andare là’. Forse aveva visto un film, o la tv, ma aveva ragione”. Nella storia del ciclismo sono molti i giapponesi diventati famosi: Kisso Kawamuro, primo giapponese a partecipare al Tour de France nel 1926 e nel 1927; Koichi Nakano, che ha conquistato 10 ori ai Mondiali della velocità su pista dal 1977 al 1986; Daisuke Imanaka, che partecipò al Tour de France nel 1996 con la Polti. Akashiro ha 24 anni ed ha deciso di trasferirsi in Europa per continuare il suo sogno. Per tre anni è stato a Nogent-sur-Oise, ha corso in una squadra regionale francese ed ha gareggiato in prove regionali e nazionali. Poi è entrato in un club giapponese, il Meitan Hompo, come professionista, dove ha vinto otto corse. La mia prima vittoria, in Europa, risale allo scorso anno durante il Tour du Limousin 2008. Con il Meitan Hompo ha trascorso 3 stagioni e dal dicembre 2008 è entrato nella Bbox Bouygues Telecom in Francia. Attualmente trascorre metà anno in Francia e metà in Giappone. Così racconta la sua adolescenza in Giappone: “In Giappone abitavo in un’isoletta, Ishigaki, al sud del Paese, a tre ore di aereo da Tokyo. Lì c’era una grande passione per le bici. Anche mio padre era innamorato del ciclismo. E adesso praticano ciclismo anche i miei quattro fratelli. Ricordo che il mio allenatore, Ujima, mi giurava che un giorno sarei riuscito a venire a correre in Francia”. Sulle sue caratteristiche come ciclista racconta: “Non sono scalatore né velocista, ma un attaccante. Mi piacciono le salitelle, i mangia-e-bevi, anche il pavè. Ho vinto poco, ma mi considero un vincente. Forse perché vincere davanti a 200 corridori regala sensazioni indescrivibili”.

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