Allontanati gli immigrati contro la crisi

In molti paesi del mondo, la crisi economica sta spingendo i governi a decidere di allontanare i lavoratori migranti che potrebbero far aumentare il numero dei disoccupati nazionali, in caso di perdita di lavoro. Così, tramite incentivi, si preferisce proporre rimpatri volontari ai lavoratori stranieri. In Giappone continua a far discutere il caso dei “nikkei-brasilians”, figli e nipoti dei giapponesi che nel secolo scorso sono emigrati per lavorare nelle piantagioni di caffè in America Latina. Negli anni ’90, con il boom industriale, il governo giapponese ha richiamato i figli di quegli emigranti, spingendoli a tornare in patria. Oggi i giapponesi-brasiliani sono circa 366.000, vivono in Giappone e sono la maggiore comunità di operai stranieri del paese. La crisi economica ha portato la chiusura di molte fabbriche, soprattutto nella zona di Hamamatsu, dove vive la maggior parte di queste persone. Quindi adesso sono loro i primi ad essere allontanati, in quanto non sono del tutto giapponesi. Con un incentivo di 3.000 vengono quindi spinti a tornare nel loro paese di nascita. l’obbligo di non tornare e senza alcun termine. Taro Kono, deputato liberaldemocratico, ha così commentato il caso: “c’è una reazione emotiva di fronte alla crisi e i politici assecondano le paure della gente”. Per i progressisti si dovrebbero trovare altre soluzioni.

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