Sushidio: il Giappone a teatro

Sushidio

Sushidio

Debutta a Milano il 12 maggio 2009, “Sushidio” (Sushinju), uno spettacolo di Valentino Infuso.
“PIUTTOSTO CHE DIMENTICARE L’AMORE CHE TI PORTO… HO FINITO COL DIMENTICARE TE”
Due individui… un uomo e una donna, in un luogo a loro estraneo… un “kaiten-zushi”, ossia uno di quei locali giapponesi dove si serve pesce crudo e riso su un nastro trasportatore. I due si conosceranno, si attrarranno e infine si ameranno, per il tramite di questa macchina rotante. In realtà non è la prima volta… era già successo in precedenza… nel non riconoscersi più, si erano lentamente lasciati scivolare nell’oblio reciproco. Tra i due vi sarà un susseguirsi di dis-conoscimenti e ri-conoscimenti fino a quando, ritrovatisi, decideranno di unirsi per sempre sublimandosi… nella morte… attraverso il sushi…
“È UNA COMICA… UNA COMICA AMARA… IN 7/3”
Il sorriso è, a nostro avviso, il modo migliore per aprire gli animi all’intima riflessione sull’essere umano. I 7/3 fanno riferimento ad una delle innovazioni nel cinema giapponese degli anni ’20, ossia il costante equilibrio tra l’aspetto comico e quello tragico delle storie, in un rapporto simbolico di… …
“TRE MINUTI DI LACRIME PER OGNI SETTE DI RISATE”.
Come è possibile che ai nostri occhi le persone cambino più di quanto siamo disposti a tollerare?
Che l’amore stesso che unisce le persone sia così mutevole e cangiante da non permettere più ri-conoscenza?
Come accade che il legame attrattivo si riveli così solubile e che quindi ci si possa perdere nell’oblio, nella dimenticanza, quella costruita attimo per attimo, mancanza dopo mancanza, resa dopo resa…
Il “sushidio” è la comprensione dello stato delle cose, è l’accoglienza dell’autenticità della condizione umana, della sua dinamica fluttuante. Decidere di raggelare tutto il bene nel momento di onda piena, non ha nulla dell’arrendevole, tragico, suicidio sotto il peso del vivere, ma è l’atto sublime di una creazione di qualcosa di eterno nel suo pieno splendore: “Possano gli esseri ri-conoscersi ancora una volta, fino a quando morte non li unisca per sempre.”
IL CINEMA GIAPPONESE
Non è uno spettacolo sulla cultura giapponese. È uno spettacolo “attraverso” il cinema giapponese. Non è uno spettacolo sulla cultura giapponese, ma si riferisce ad essa “attraverso” lo schermo della sua cinematografia. Quel che di nipponico emergerà sarà frutto dell’immaginazione dei due protagonisti-avventori sollecitata dall’estraneità del luogo attraverso il kaiten-zushi, una macchina scenica appositamente realizzata di 9 metri per 5, che sarà il fulcro dell’azione. Questo immaginario, questo calderone visuale cui attingere, è composto da fotogrammi, flash visivi, colori e suoni che riverberano nella memoria e nell’animo, da echi di gesti, azioni e contemplazioni dai film di maestri del Cinema come Ozu, Mizoguchi, Miike, Kurosawa Akira, Tsukamoto, Kitano, Fukasaku, Oshima, Masumura, Terayama, Wakamatsu… solo per citarne alcuni. Ma non mancano riferimenti al cinema dei Benshi (che commentavano e davano voce ai film muti) o ai kaiju-eiga(film dei mostri, della serie Godzilla e co.), nonchè al cinema di animazione (gli Anime). Tutto ciò permetterà comunque di giocare con la materia profonda del lavoro anche attraverso la maschera ridanciana del travestimento in altro, dando lievito e sofficità ad una materia che altrimenti risulterebbe estremamente “tamugna” e ostica anche ai palati intellettualmente più esigenti.
L’ALLESTIMENTO: il Kaiten, la macchina degli stimoli rotanti Kaiten-Zushi significa letteralmente “sushi rotante”. In questi locali, come ormai se ne possono trovare ovunque nel mondo, tutti i commensali si siedono intorno ad un bancone e davanti ad ognuno scorre il nastro trasportatore automatizzato sul quale sfilano pezzi di sushi su piattini colorati, ad ognuno dei quali corrisponde un prezzo. Il kaiten sarà la nostra macchina degli stimoli, un organismo bionico come conduttore inesorabile di messaggi, informazioni, elementi, suoni, umori, visioni e, ovviamente, di sushi vero e proprio, in maniera tale da attivare una dinamica al contatto continuo tra i gli avventori anche se fisicamente distanti. Tecnicamente, si tratta di un nastro scorrevole azionato manualmente da un servo di scena in nero (il kuroko) motore dell’azione e dell’emozione, un sushi-man mistico, una Parca meccanica cui sarà affidato il compito di pulsore dinamico, attore dell’argano che mette in moto il meccanismo olistico del kaiten. Esso è parte integrante del kaiten; esso è il kaiten… anzi, è il nastro ad essere il prolungamento meccanico del suo corpo organico.
L’AUTORE: VALENTINO INFUSO
Classe ’76, attore-danzatore e mascheraio, si è laureato in economia (con tesi sui nessi fra Teatro ed Economia, Università Bocconi). Inizia la propria formazione attorale a Napoli con Ettore Massarese, approfondendola poi a Milano al Laboratorio dell’Attore di Raul Manso. Studia danza e canto, sviluppando il proprio percorso d’attore con diversi altri maestri quali Silvya Kanter, Hector Malamoud, Yves Lebreton, Antonio Fava, Danio Manfredini, Atsushi Takenouchi. Dopo profonde esperienze nel giovane teatro milanese (Aia Taumastica e Macrò Maudit), fonda assieme alla regista-coreografa Elisabetta Faleni la compagnia Teatro in Polvere, nell’ambito della quale, intraprendendo un fondamentale percorso nel teatro-danza, realizza lo spettacolo-evento, di cui è ideatore e coautore, “Teatro-Cucina, intrattenimento conviviale in cinque portate e due atti”, con più di centosettanta repliche. Il successo è stato tale che lo spettacolo ha dato nome ad un genere. Nel 2006 è interprete nella nuova creazione di Raffaella Giordano “Cuocere il Mondo”. Partecipa a importanti festival quali Contemporanea07 di Prato, Colline Torinesi, BolzanoDanza, ExTerni, OperaEstate, Vie-Scena Contemporanea. Ama fabbricarsi in cuoio le maschere dei personaggi che porta in scena. Alcune sue maschere sono utilizzate da compagnie di Commedia dell‟Arte attive negli Stati Uniti, in Svizzera ed in Polonia. Gestisce assieme alla sua compagna la FuxBau, un spazio proprio di produzione e formazione teatrale e artistica alle porte di Milano. Lo scorso gennaio ha inaugurato a Milano “La Mostriciattola”, la sua prima mostra di maschere in cuoio. Attualmente è impegnato con la nuova produzione teatrale, coprodotta da Sosta Palmizi, dal titolo “Sushidio”.
Lo spettacolo, della durata di 1h 30’ circa, è interpretato da Valentina Fogliani, Fabio “Takashi Ryu” Pagano, Valentino Infuso. La composizione sonora è di Davide Tidoni. Le illustrazioni sono di Izumi Fujiwara. Le animazioni video sono di Fabio Sardo. La consulenza cinematografica e di Giampiero Raganelli. Foto e video sono curate dall’IlardoTeam. Ingresso riservato ai soci. La tessera associativa per il 2009 costa 6.00 €. Il biglietto intero costa 18,00 €, quello ridotto (Under25 e Over65) 14,00 €. Lo spettacolo sarà replicato il 12, 14, 15, 16, 17 e 18 Maggio 2009 alle ore 21.00 nello Spaceteam (Area Ex-Ginori), via Morimondo 26, Milano La Materia.

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