Terremoto: come affrontarlo con strutture adeguate

Terremoto a Kobe

Terremoto a Kobe

Il Giappone ha un’esperienza notevole in fatto di terremoti. Per questo, secondo una recente stima, si è calcolato che un terremoto del 7° grado potrebbe causare 400 vittime in una città popolata come Tokyo, mentre in Calabria le vittime potrebbero essere 32.000. Un divario notevole, causato dal fatto che in Giappone gli edifici vengono costruiti con modalità antisismiche molto accurate. Il rapporto ipotetico dei danni che un terremoto potrebbe causare in una regione del sud Italia e di quelli che potrebbe causare in Giappone è stato realizzato grazie ad uno studio svolto da Alessandro Martelli, insegnante di “Costruzioni in zona sismica” all’Università di Ferrara. Martelli, che dirige la sezione “Prevenzione rischi naturali” all’Enea ed è presidente dell’Associazione nazionale di ingegneria sismica, ha dichiarato: “In Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale. E invece da noi l’applicazione della legge che impone criteri antisismici per gli edifici di nuova costruzione viene rimandata in continuazione”. Quale è il segreto di queste tecnologie così diffuse in Giappone e così lontane dal loro utilizzo in Italia? “Cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, l’uso di acciai molto più elastici del normale, fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli ammortizzatori di un auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio”. Secondo Rui Pinho, docente di Meccanica strutturale all’università di Pavia e responsabile del settore rischio sismico all’European Centre for training and research in earthquake engineering, “non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell’ingegneria antisismica. Lo provano i casi di California e Giappone, dove sismi molto potenti provocano danni limitati”. In Italia esiste un censimento degli edifici più o meno resistenti ai sismi, ma secondo Pinho non viene reso pubblico perché “potrebbe generare paure ingiustificate tra la popolazione”. Pinho ha spiegato che i danni maggiori durante un terremoto accadono agli edifici in muratura, mentre solo il 10% degli edifici che crollano sono di cemento armato. Secondo questa statistica, circa  l’80% delle strutture edilizie in Italia potrebbe superare un sisma come quello abruzzese. L’Onu, dopo la tragedia in Abruzzo, ha ricordato al governo italiano il dovere di adottare maggiori criteri antisismici: “costruire un edificio nuovo nel rispetto delle norme antisismiche fa lievitare la fattura del 3-5 per cento. Risparmiare una cifra ridicola e non rispettare le norme di sicurezza è un gesto criminale”, come ha dichiarato Pascal Peduzzi, consigliere scientifico dell’agenzia Onu basata a Ginevra “International Strategy for Disaster Reduction”. Secondo Pinho, “l’Italia ha una normativa e un livello della ricerca che sono all’avanguardia nel mondo. Il vero punto debole è l’applicazione delle leggi”.

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